Sviluppare applicazioni orientate al sociale è complesso. Non addolcirò la pillola, creare un’applicazione in grado di generare un buona viralità ed un interesse da parte di molto pubblico è un processo complesso e richiede spesso molta esperienza, ovviamente in campi che non hanno nulla a che fare con la programmazione spicciola.
Un’applicazione di successo deve attrarre l’interesse dei nuovi utenti, mantenere alta l’attenzione degli utenti esistenti e consentire una rapida espansione della gamma di utenza tramite l’uso della rete sociale. Stiamo o no utilizzando un social network?
Per fare ciò esistono alcuni caposaldi che è bene rispettare. Vediamo quali sono i più interessanti.
- Chiara e decisa
La vostra applicazione sarà valutata nel giro di 30 secondi al massimo. Puntate quindi sulla chiarezza e mostrate il valore aggiunto della vostra applicazione. Evitate di perdere tempo con funzionalità avanzate nei primi istanti, dimostrate piuttosto perchè si dovrebbe installare la vostra applicazione.
- Contenuti dinamici
Aggiornate quotidianamente i contenuti della vostra applicazione, anche con le attività del network dell’utente, per ottenere la massima resa. Un’applicazione frizzante e dinamica vi consentirà di mantenere il vostro gruppo di utenti e di acquisirne di nuovi.
- Rispecchiare l’utente
Le migliori applicazioni social sono quello che consentono all’utente di rispecchiarsi con essa, nell’indentità, nei gusti e negli interessi. Fate in modo che l’utente possa trovare i suoi amici, navigare tra i suoi hobby preferiti e scoprire il grafo di utenza secondo i suoi gusti preferiti.
- Cosa fanno i miei amici?
Social networking è porsi questa domanda. Le attività degli amici dell’utente devono essere sempre messe in risalto. Vedere cosa fa un amico, coinvolge nell’uso dell’applicazione e soprattutto la diffonde.
- Risolvete problemi reali
Applicazioni divertenti e giochi dopo un po’ finiscono di essere utili e di attrarre l’interesse. Concentratevi invece sulla soluzione di problemi reali: che disco mi compro se mi piace questo genere? che libro potrebbe piacermi? quale locale scelgo stasera?
Questi sono ovviamente solo alcuni dei punti che si devono osservare. La destinazione dell’applicazione inoltre influenza la grafica, il modello di interazione e il modo in cui è organizzata la rete sociale. Sono aspetti da non sottovalutare, che ovviamente non possono essere trattati in questa sede.
Happy hacking!
Eduard Roccatello
www.roccatello.it
Etichette: comunicazione, social network, sviluppo, web 2.0
# postato da master^shadow : venerdì, agosto 01, 2008
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Il tema della ricerca e sviluppo è sempre più centrale per tutte le aziende e l’innovazione oggi richiede ritmi altissimi per poter mantenere un’impresa competitiva sui mercati internazionali.
Nell’approccio tradizionale al problema le innovazioni vengono sviluppate all’interno delle organizzazioni attraverso appositi dipartimenti, con lo scopo di massimizzare la rendita commerciale delle nuove idee attraverso la proprietà intellettuale in ambieti chiusi e protetti.
Oggi però, come spiegano molto bene Tapscott e Williams in Wikinomics (da cui sono tratti molti dei dati e dei temi qui discussi), le imprese non riescono più a monopolizzare la conoscenza e, per quanto grandi siano i loro laboratori, sicuramente fuori dall’organizzazione ci sono altri cervelli che hanno la soluzione dei problemi che non si sono ancora risolti.
Lafley, il CEO di Procter & Gamble, descrive con queste parole tale tema: “Qualcuno al di fuori della vostra organizzazione, oggi, sa come rispondere a una domanda specifica con cui siete alle prese, risolvere il vostro problema particolare o cogliere l’opportunità che avete di fronte meglio di voi. Dovete individuare un modo per collaborare produttivamente con lui”.
Grazie alle tecnologie di rete esiste un modo accedere a questa conoscenza diffusa: le ideagorà, dei market place dove, come accade per le transazioni sui siti commerciali come Ebay, si possono acquistare e scambiare soluzioni e tecnologia.
Ci sono due tipi di Ideagorà: il primo e più facilmente intuibile è il modello rappresentato dal sito Innocentive.com, dove le aziende possono proporre ad una comunità di scienziati, ricercatori ed esperti i problemi per i quali non hanno ancora trovato soluzioni adeguate.
C’è poi il secondo tipo di Ideagorà, forse più sorprendente, quelle dove si offrono soluzioni che sono ancora in cerca di chi abbia un simile problema da risolvere, come accade per yet2.com.
Infatti sembrerà strano ma molte grandi aziende registrano annualmente una grande mole di brevetti (con i relativi costi) per i quali tuttavia non si è ancora individuato un utilizzo.
Per questo tali soluzioni vengono offerte, sotto forma di licenza d’uso, a altre realtà che invece ne hanno bisogno portando nelle casse dei dipartimenti di R&S dei soldi da reinvestire in ricerca in un classico processo collaborativo win-win.
Perché dunque a fronte di tale interesse le ideagorà sono ancora una realtà di frontiera?
Sicuramente c’è un problema di natura culturale, in quanto è difficile condividere con altri il proprio lavoro intellettuale e, simmetricamente, non è facile superare la sindrome del “not invetended here” interna alle aziende.
Inoltre è necessario stabilire un modus operandi che permetta di capire dove e come accedere all’innovazione distribuita e quanta parte della ricerca vada delegata all’esterno.
Essere dentro un’ideagorà non è di fatto qualificante di per sé perché anche i concorrenti vi possono entrare, con un effetto livellante, bisogna dunque saperne cogliere i vantaggi e saperne trarre il massimo attraverso una buona organizzazione interna con persone aperte a questo tipo di scambio.
Infine gli stessi market place dovranno evolversi nel tempo per garantire un livello di servizio adeguato, ad esempio migliorando la trasparenza (anonimato delle imprese e scarso riconoscimento pubblico di chi risolve i problemi) e favorendo l’aggregazione in gruppi fra i ricercatori.
Qual è dunque lo scenario futuro?
Difficile dirlo con certezza, probabilmente la ricerca interna non sparirà da nessuna azienda perché essa garantisce una serie di vantaggi legati alla proprietà intellettuale, tuttavia non basterà più per gestire tutte le tematiche innovative e chi investirà solo all’interno avrà dei costi altissimi e non sostenibili a fronte di un numero ridotto di prodotti realmente di successo.
In ogni caso la differenza maggiore sarà probabilmente fra chi sarà in grado di gestire in modo aperto le occasioni che si presenteranno e chi invece si arroccherà su posizioni chiuse e difensive
La sfida è aperta.
GIANLUIGI ZARANTONELLO
Etichette: ricerca, sviluppo
# postato da G.Zarantonello : giovedì, marzo 27, 2008
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