Rovigo citta' delle bici
Vivo da quasi quattro anni a Rovigo.
E' una tranquilla città di periferia che sembra fatta apposta per le famiglie, un po' meno per i ragazzi.
Mi sono posto queste domande: “Rovigo ha cambiato la mia vita?”, “se potessi scegliere un altro posto, dove andrei e perché?”.
Indubbiamente il punto forto di Rovigo non è il clima, ma neanche il paesaggio (mi vengono in mente alcuni splendide viste collinari dell'astigiano o del senese, alcune “viste mare” in Costiera, Sicilia, ...).
Non si mangia molto bene e c'è poco da vedere. Gli eventi non sono ad altissimo livello ma Padova, Verona, Bologna, Venezia, se uno avesse tempo, sono proprio vicine.
Sicuramente le persone e la non frensia sono dei grossi punti forti a suo favore.
Forse la cosa che ha cambiato la mia vita e che rende Rovigo quasi unica in Italia è il rapporto Rovigo-bicicletta.
Nella mia gioventù ricordo la bicicletta come momento bellissimo associato alle vacanze. La bicicletta era solo ed esclusivamente usata al mare.
A Rovigo usare la macchina, se si può farne a meno, è una follia.
Tutte le mattine porto mia figlia all'asilo nel seggiolino della bici e ci metto pochi minuti, mentre in macchina ci metterei non meno di un quarto d'ora, perdendo poi il parcheggio sotto casa.
A Rovigo ho visto per la prima volta persone (anche non giovani) andare in bicicletta mentre nevicava e con l'ombrello mentre pioveva (mi aspettavo, da un momento all'altro, di vedere che con la mano libera, tirassero fuori e facessero roteare delle palline rosse).
A Rovigo esistono gli stop che fermano le macchine per far passare le bici (al Volto).
A Rovigo, chi va in bici, segue tre differenti tipologie di codice della strada:
- quello dei pedoni quando deve attraversare le strisce pedonali e deve andare in una via in contromano
- quello degli autoveicoli in altri frangenti
- alcuni codici personali come: “viaggiare sulla destra e svoltare improvvisamente a sinistra, senza guardare, fidandosi dell'udito e a volte segnalando con il braccio”.
Il semplice segnalare con un braccio, nel caso passi un furgoncino, può rivelarsi doloroso e l'utilizzo di macchine elettriche potrebbe creare un'ecatombe.
A Rovigo le macchine si fermano quasi sempre, prima delle strisce pedonali per far passare i pedoni, ma le biciclette non si fermano se attraversano un marciapiede e le strisce pedonali!
A Rovigo non ho paura ad attraversare le strisce pedonali (come potevo avere a Milano, Torino, ...) ma ho rischiato più volte di farmi travolgere vicino casa (dove via Tommaseo si innesta in Viale Trieste) e di vedere, nello steso punto, persone in bici che senza guardare, oltre ad attraversare il marciapiede, attraversavano Viale Trieste perché sulle strisce.
Ma se Rovigo ha cambiato la mia vita per la bici, se Rovigo è la città della bici (assieme a Ferrara, Mantova e forse Parma) perché non ho mai sentito da nessuno (comune, provincia, associazioni, stampa, ...) cavalcare questa caratteristica?
Fabrizio Pivari fabrizio@pivari.com
Pubblicato su Il Gazzettino venerdì 2 settembre 2005 in La Posta dei Lettori nella sezione di Rovigo.
Pubblicato su La Voce di Rovigo lunedì 5 settembre 2005 a pagina 9.
Pubblicato (al'interno di un articolo di più esteso) su il Bolletino del Rotary Club di Rovigo nr. 12 Luglio/Agosto 2005.
Pubblicato in WeReporters.
Pubblicato in NewBrainframes.Org
Pubblicato in BlogFriends.


3 Comments:
Rovigo anni fa vantava uno dei più importanti progetti di rete ciclabile fra le città del Veneto, ne è stata realizzata una monima parte ed il progetto generale è stato buttato all'aria. Passare per le piste rimaste in città è un desolante tragitto fra buche e rattoppi malfatti. In questi giorni assistiamo al fatto che il Comune nulla di serio sta facendo per obbligare alcuni edili privati a completare i loro interventi (area zarattini e molini polesani) con le piste che si erano impegnati a fare. Anni fa Rovigo aderiva al lega delle città ciclabili, oggi non più. E' triste vedere che una potenzialità come quella che hai descritto viene quotidianamente smontata...
Vero ma:
1) le persone, nonostante le difficoltà continuano ad andare in bicicletta
2) è stata realizzata fuori città lungo l'Adigetto una pista ciclabile molto bella di forse più di 5 Km anche se ancora divisa in tronconi. Non è equivalente allo sterrato sopra le mura di Ferrara ma nella bella stagione è sempra piena di persone.
Riporto fedelmente il commento di Angelo Mancone apparso su NewBrainframes.Org a seguito del mio articolo:
"C'e' un'altra caratteristica di Rovigo: quella di pensare che le cose fatte qui siano sempre peggiori di quelle delle citta' vicine, questo ha portato come conseguenza quella di farsi rubare le idee: le bici, ma anche il parco del delta (che ferrara non ha ma spaccia come proprio, e fa bene). Aggiungiamo che l'uso della bici e' cosi' naturale che lo si considera cosa normale e quindi non un elemento di valore della citta'. La sordita' pero' degli amministratori e' rivelata da un annuncio della giunta comunale (che non ha avuto finora seguito, viste le reazioni) di voler perseguire i ciclisti che non parcheggiano la bici nelle rastrelliere con la sottrazione del mezzo. Se ce ne fossero...
Ecco la divaricazione fra una realta' vissuta dalle persone e la consapevolezza pubblica, testimoniata inoltre dallo stato comatoso delle piste ciclabili. Poche delle quali a norma. Quando a settembre, in occasione della settimana europea della mobilita', Legambiente e gli Amici della Bicicletta effettuarono una iniziativa per le piste ciclabili, non ci fu nessuna reazione di consenso. Ecco la terza caratteristica di Rovigo, l'inerzia."
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