Da ex agonista (ora agonizzante) ho sempre ritenuto che lo sport potesse creare forti sensazioni e passioni solo se praticato.
Ovviamente la sensazione che può dare una propria premiazione non può essere paragonata al partecipare ad una premiazione altrui.
E' comunque comprensibile che per chi non ha mai potuto avere tali esperienze dirette, partecipare collettivamente alla gioia altrui, non sia una sensazione da poco!
Inoltre vi sono differenze sostanziali nel partecipare collettivamente o singolarmente e nel partecipare nell'arena o tramite un media.
Purtroppo il partecipare nell'arena e collettivamente è spesso relegato alla gioventù.
Il matrimonio, i figli, la pigrizia portano spesso a partecipare singolarmente tramite un media.
In questo caso le emozioni forti possono arrivare solo con le grossissime manifestazioni: finali olimpiche, finali di coppa, finali dei mondiali o derby. Meglio se viste e vissute con amici o nei bar.
Poi vi sono i miracoli!
Eventi in grado di coinvolgere tutta la popolazione, soprattutto di non grandissimi centri, attorno magari a sport minori.
Ho avuto la fortuna di partecipare ad un grande miracolo, anche se non come cittadino, ma come figlio dell'AD dello sponsor: Livorno, pallacanestro, derby tra due squadre di A1.
Se avete in mente il carattere dei toscani (pensate all'importanza di un Palio) e dei livornesi, avrete già capito cosa può aver significato tale derby per una città come Livorno che in quel periodo non aveva certo la squadra di calcio in A!
Recentemente ho ricevuto il libro di un mio amico di gioventù, l'avv. (principe del Foro di Torino) Filippo Vergnano: Il volo del galletto. Diario romanzato del miracolo della squadra di Pallavolo femminile di Chieri. Chieri, cittadina sconosciuta vicino a Torino, con una forte identità (a distanza di mille anni i chieresi si vantano ancora che Chieri nel medioevo era più abitata di Torino, non so se dopo una peste che aveva colpito solo Torino o perché Chieri era effettivamente più importante).
Ho divorato il libro in una notte (e la mattina successiva. Non sono più capace di fare le ore piccole, ma nessun problema a svegliarmi presto) e Chieri ed i miei amici mi sono mancati.
La descrizione della costruzione del palazzetto, dell'adesione di massa, delle trasferte, di una coppa internazionale vinta, della mancanza di sponsor e del partecipare tutti ed in prima persona al finanziamento od al recupero dei soldi necessari ("democrazia partecipativa"), in mancanza di telecronaca la pagina 271 di televideo in diretta, l'idea di un'associazione che sull'onda del successo e del coinvolgimento si proponga di far conoscere Chieri nel mondo.
Purtroppo ho letto tutto questo non essendo più nella allora dormiente Chieri ma nella Rovigo in cui eguale fenomeno nel Rugby A1 uomini si sta affievolendo.
Non che manchino valide persone ancora interessate a fare del rugby Rovigo una squadra di vertici ma nella percezione e coinvolgimento popolare (e delle istituzioni) è già qualcosa di bollato come secondario.
Recentemente mi hanno raccontato come una persona di colore sprofondata nell'africa nera pensasse che Rovigo, visti i campioni che vi hanno giocato nelle precedenti edizioni, fosse una delle principali città d'Italia e non quel capoluogo di provincia che nessuno sa dove sia e che quando si vede una targa RO si dice subito Roma!
Per queste ragioni consiglio ai rodigini ed a tutti quei cittadini di medio-piccoli comuni che tramite anche sport marginali possono portare all'attenzione del mondo o dell'Italia la propria città e che si sentono felicissimi di partecipare allo sport visto a volte più dello sport praticato di leggere il libro di Filippo.
Per andare oltre mi piacerebbe un gemellaggio Chieri-Rovigo (a Chieri esiste un nutrito gruppi di rodigini emigrati ai tempi d'oro della FIAT)!
P.S. Due parole su Filippo Vergnano fior fiore di professionista nei miei ricordi da ragazzo: occhi azzurri troppo vispi in un abbigliamento ed un atteggiamento controllatissimo (mi ricordo capelli con una riga di lato sempre perfetta). Ma nel periodo dell'House Music, dove tutti andavamo in discoteca per sudare più che in palestra e fare movimenti vistosi meglio se in posti elevati, lui era l'unico del gruppo a portarsi da casa anche il fischietto e fischiare tutta sera.
Fabrizio Pivari fabrizio@pivari.com
Pubblicato da Corriere di Chieri il 18 novembre 2005 a pagina 5 (Lettere)
Pubblicato da NewBrainframes, WeReporters, Impavida Pallavolo Ortona, Pallavolo Roma
Presente in RedTram.