Il fenomeno dei gialli italiani e dei relativi investigatori

Da ragazzo leggevo di tutto, convinto che in ogni libro “di qualità” di qualsiasi genere si potesse scovare una perla. Spesso leggevo con la matita, per evidenziare e non dimenticare la perla trovata.
Fumetti, fantascienza, poca fantasy, avventura, classici con i relativi mattoni, horror, …
Per quanto riguarda i gialli lessi quasi tutto degli scrittori considerati classici del genere: Conan Doyle, Agatha Christie, Georges Simenon, … con i relativi investigatori Holmes, Poirot, Maigret, …

Le ambientazioni, i personaggi erano così lontani e fuori dal tempo per noi italiani che per quanto si parlasse e si descrivessero crudi assassini era completamente irreali, ovattati, immersi in nebbie perenni.

Era scontanto che prima o poi le ambientazioni dovessero diventare italiane, i gialli diventare sempre più noir e con cruenti scene di sangue nostrani. Una sorta di estensione di “chi l’ha visto“.

Oggi il tempo è poco, pochissimo. Riesco a leggere alcuni libri in vacanza.
Devo leggere libri belli ed interessanti, non posso permettermi di sbagliare a comperare un libro, e non è semplice con la super produzione odierna.
E’ un peccato perché mi piacerebbe leggere alcuni gialli ambientati a Roma.
Molti mi incuriosiscono e mi incuriosiscono i protagonisti: un giovane ispettore delle borgate, un investigatore privato di Roma, un giornalista del nord che vive nella Capitale, un medium, …

Questi alcuni scrittori che hanno ambientato gialli nella città eterna:
Gianluca Arrighi, Cristina Carminati, Luigi Sorrenti, Letizia Triches, …
Incredibilmente anche alcuni scrittori stranieri (o naturalizzati) hanno ambientato gialli a Roma, a volta in una Roma non contemporanea, come: Sebastian Aguèdas, Ben Pastor, …

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