Storia dell’informatica e storia di internet

Analisi delle tappe salienti sulla base dell’esperienza trentennale professionale personale

versione 2.0 – 20 agosto 2018 prima versione HTML liberamente consultabile
versione 1.2 – 6 gennaio 2018
versione 1.1 – 19 giugno 2017
versione 1.0 – 31 dicembre 2016

Indice

  1. Introduzione
  2. Gli inizi
  3. L’università
  4. Agip/ENI
  5. Professionista della comunicazione internet
  6. Il futuro analizzando il passato

Introduzione

E’ incredibile come noi italiani, storicamente, siamo abituati a studiare ed analizzare il nostro passato per cercare di comprendere meglio il nostro futuro in ogni settore del sapere (filosofia, arte, economia, …) ma poco approfondiamo la tecnologia informatica ed internet e per niente cerchiamo di capire il suo recente passato.
E’ incredibile come in una società imperniata sul denaro e sull’arricchimento rapido, in una società dove gli uomini più ricchi della terra sono esperti informatici e internet, in Italia programmare sia ancora considerato un gioco da bambini e sicuramente non un’attività creativa quasi artistica.
Cercherò di percorrere alcune tappe fondamentali dell’evoluzione informatica e di internet tramite la mia esperienza personale e professionale,vissuta negli ultimi 30 anni.

Fabrizio @ Pivari .com (codescuola.it)

Gli inizi

Il computer in Italia inizialmente era chiamato calcolatore o elaboratore perché per questo era nato. L’uomo aveva bisogno di un aiuto per calcolare, che non commettesse errori e che fosse in grado di memorizzare i calcoli fatti. Di conseguenza il computer è da sempre costituito da una unità di calcolo CPU, da memoria, da unità esterne di input e output.

L’università

Fin da bambino, come tanti, ero attratto dalla scienza. Mi ricordo la scoperta di Le Scienze, l’attesa del nuovo numero, la lettura approfondita spesso capendo ben poco.
La svolta fu segnata dall’università, era appena stata aperta a Torino la facoltà di informatica. Boom di iscritti con corsi la mattina, il pomeriggio, la sera. Scelsi, consigliato, di iscrivermi a Matematica, con l’idea di frequentare successivamente corsi di informatica.
L’ultimo anno frequentai un corso di programmazione fastassembler con sessioni pomeridiane in sala macchine (CED) per programmare su mainframe.
Capii ben poco, ora però è tutto chiaro e tutto è cambiato.

Le mie prime esperienze di informatica erano già fantascienza rispetto a pochi anni prima.
Rimuovete le vostre conoscenze informatiche attuali e cercherò di illustrarvi quello che ho vissuto.

I computer inizialmente erano immensi armadioni, costosissimi, in grado di fare operazioni non superiori a qualsiasi portatile di oggi, gestiti da persone in camice bianco, in sale macchine bunker (i famosi CED, centro elaborazioni dati).
Per fortuna quando feci il corso io la periferica di input anche per la programmazione era già un terminale IBM, pochi anni prima avrei dovuto utilizzare le schede perforate. Le periferiche di output erano stampanti ad aghi.

Ricapitolando: i computer erano pochissimi, costosissimi, con sistemi operativi a carattere,  complessi. Si potevano utilizzare le risorse del computer con terminali vicini, direttamente collegati (un cavo li univa).
Le reti erano rarissime, si doveva stendere i cavi fisicamente, potevano mettere in comunicazione solo sistemi operativi omogenei, perché ogni sistema operativo aveva il proprio linguaggio di rete.
Ad es. i sistemi IBM potevano colloquiare solo tra loro con il loro linguaggio di rete, i sistemi VMS con il loro, …

L’evoluzione informatica è stata rapidissima e questi i principali settori di sviluppo:

  • la miniaturizzazione con l’evoluzione dei sistemi di memorizzazione e di calcolo
  • i linguaggi di programmazione
  • l’interfaccia uomo-macchina (GUI)
  • i sistemi operativi
  • standardizzazione del linguaggio di rete
  • cablaggi

Agip/ENI

Finita l’università iniziai a lavorare in Agip (con la quotazione in borsa divenne ENI). Negli uffici c’erano personal computer ma la vera innovazione furono le workstation. Sulla mia scrivania vi era la prima workstation IBM aix in Italia. La necessità era quella di avere computer sufficientemente potenti, con una valida grafica, da poter gestire programmi settoriali di perforazione (CAD).
La grafica era X e la gui iniziale Motif.
Ovvero, il mainframe era il mainframe e gestiva soprattutto transazioni economiche, i personal erano personal ed erano l’evoluzione della macchina da scrivere, dove si potevano scrivere documenti aziendali.
Le workstation permettevano l’esecuzione delle prime applicazioni grafiche.
La workstation non poteva essere solo uno strumento personale, l’attività era spesso di un team di ricerca, che doveva confrontarsi e scambiarsi i dati. Dalle workstation si passò al client/server: tante workstation client in relazione con un mini mainframe o grossa workstation server.
Questi sistemi unix parlavano tra loro una nuovo linguaggio di rete: il tcp/ip
Ci vollero anni ma tutti gli altri sistemi operativi dovettero adeguarsi ed iniziare a parlare tcp/ip. tcp/ip è oggi standard di rete indiscusso.
I dialetti unix erano molti, ogni azienda che produceva workstation cercava di fare il suo: aix, solaris, hp-ux, sco unix, dg/ux, …
Poi arrivò Linux (e bsd). Fui tra i primi in Italia a portare Linux in azienda. Ovviamente i tempi non erano maturi, le varie aziende produttrici cercarono di mettere i bastoni tra le ruote, ma oggi i vari dialetti unix sono quasi spariti, i sistemi operativi mainframe spesso hanno anche linux e, tranne Windows, i principali sistemi operativi moderni sono di derivazione linux (android, mac os, …).
Il computer non poteva più essere solo personal, le workstation non potevano essere più solo di un gruppo localizzato, gli utenti giravano sempre più. Più di venti anni fa si iniziò a parlare delle esigenze degli utenti nomadici.
Si iniziò a sentire l’esigenza di una rete pubblica. Una rete pubblica non solo per reperire informazioni ma soprattutto per far transitare informazioni.
Subito dopo Internet a livello aziendale si iniziò a parlare di Intranet ed Extranet.
Sono progetti che curai personalmente per il gruppo Agip/ENI, nei suoi albori, per poi trasferirli in produzione.
Tramite la rete interna, protetto da un firewall aziendale, ogni utente aziendale abilitato, poteva consultare la rete internet. Fu realizzato anche il primo sito aziendale, una speciale workstation fuori dal firewall (DMZ).
La stessa metodologia di reperimento informazioni utilizzata in internet browser-web con motore di ricerca, per la sua semplicità, era importante diventasse una modalità di circolazione delle informazioni aziendali, ecco Intranet.
Con la necessità di connettere le varie filiali, sedi estere e gruppi di lavoro esterni ecco l’Extranet aziendale costituita con connessioni sicure (VPN) sulla rete pubblica internet.
Solo successivamente si capì che si poteva utilizzare il browser come client standard dove all’interno potevano girare le applicazioni.
Questo segnò il rivoluzionario cambiamento dell’utilizzo dei programmi: da locali a client-server a browser-web.
In questo modo non era più necessario costruire applicazioni client specifiche per ogni sistema operativo (eseguibili diversi), ma era sufficiente creare applicazioni che potessero girare internamente al browser sfruttando la virtual machine.

Professionista della comunicazione internet

Da 15 anni sono libero professionista esperto di comunicazione internet. Internet fa parte della nostra vita, i computer sono ovunque. Una volta si parlava di m2m (machine to machine), oggi di IoT (internet delle cose). Non solo ognuno di noi oltre il personal/portatile ha uno o più smartphone, un tablet, un nuovo orologio, inizierà ad avere computer indossabili, ma tutto quello che ci circonda è impregnato di computer connessi ad internet: antifurto, caldaie, automobili, televisioni, elettrodomestici, …
La modalità browser-web sebbene sia in grado di fornire un’unica soluzione a tutte le problematiche applicative, soprattutto con piccoli display non è la soluzione ideale.
Da questo punto di vista si è fatto un passo indietro e si è tornati a una nuova forma di client/server che indicherò come app/API (webapp, web services).
Ovvero si dovrà installare un programma specifico app, programmato per ogni diverso sistema operativo di interesse (android, ios, windows10), per utilizzare un servizio web specifico.
I social network hanno rappresentato una tappa fondamentale internet segnando l’inizio di un nuovo approccio.
Se internet era caratterizzato inizialmente da un vento di libertà, un luogo dove tutti potevano pubblicare qualcosa ed essere trovati per quello che avevano pubblicato.
Ovvero il sistema era browser-web-motore di ricerca. Tramite un qualsiasi browser cercando su un motore di ricerca le chiavi di interesse si poteva trovare quello che si stava cercando e tutte le persone che pubblicavano avevano la possibilità di mettere in risalto quanto avevano pubblicato (anche se il motore metteva più o meno in risalto con algoritmi interni).
Oggi i social network sono comunità in grado di portare all’interno tutto quello che interessa. Ovvero facebook è una sorta di intranet di internet. Tutto quello che internet può offrire puoi trovarlo al suo interno: immagini, video, eventi, dirette, attività, e soprattutto i suggerimenti/consigli degli amici.
I social network sono il passaparola internet e per utilizzarli la modalità è sempre più app-API-motore interno.
Le connessioni di rete non sono più solo via cavo (wired) ma soprattutto wireless agevolando così le comunicazioni in movimento e non rendendo necessario attaccarsi fisicamente. Le diverse tecnologie wireless rendono possibile l’utilizzo di internet, le periferiche di output, la rilevazione di tag e scambio con qualsiasi microcomputer.
La velocità del network e la sua disponibilità ovunque può consentire l’utilizzo di computer stupidi, poco più di schermi connessi che utilizzano risorse solo tramite internet: il trionfo del cloud.
E’ importante ricordare che il wireless, la trasmissione senza cavi, ebbe origine e forte sviluppo grazie all’intuito di un ITALIANO: Guglielmo Marconi.
Consiglio caldamente una visita alla sua casa nelle colline bolognesi (Sasso Marconi), per capire realmente cosa rappresentò allora il telegrafo senza fili su navi e poi aerei per capire la sua rilevanza odierna.

Il futuro analizzando il passato

Si è passati da computer
grossi -> miniaturizzati
costosi -> economici
lenti -> velocissimi
memorizzazione limitata -> memorizzazione sterminata e distribuita
semplice percepito come complesso -> complesso percepito come semplice (periferiche di input/periferiche di output/gui)
un computer tanti utilizzatori umani -> tanti computer pochi utilizzatori umani (o nessuno)

L’evoluzione del network ha reso possibile il passaggio da
linguaggi proprietari -> standard tcp/ip
reti private-> rete pubblica (internet)
wired -> wireless
mio -> cloud

Il passato semplicemente ci dice: il computer sarà sempre più piccolo ed economico, (a breve usa e getta, ingoiabili, iniettabili), con una potenza di calcolo ed una capacità di memorizzazione sempre più spinta. Probabilmente i computer che utilizzeremo noi umani saranno sempre più stupidi, come un semplice elettrodomestico nella gestione, ma capace di prendere tutto quello che serve via rete. I computer saranno ovunque, il problema sarà soprattutto software, riuscire a sviluppare software in grado di analizzare e trarre benefici da questa incredibile mole di dati (big data), programmi che imparano da soli, che analizzano imparando (AI artificial intelligence), programmi che analizzano e riparano programmi e hardware.
E’ impensabile che con un tale livello di sviluppo delle tecnologie si debba studiare anni per riuscire a capire dov’è un guasto e ripararlo.
Alcuni esempi di tutti i giorni che richiedono competenze a volte notevoli, che richiedono specialisti: è finito il toner nella stampante, si è rotta la scheda in un apparato di rete, c’è un disco da cambiare, il mio computer ha un malware, la tabella xxx del database è corrotta, …
In un mondo basato sulla tecnologia non si potrà attendere l’intervento risolutore umano. Ecco alcuni esempi futuribili: nella mia macchina autopilotata il gps non riesce a rilevare la posizione, mi sto arrampicando ma il mio arto robotizzato fa le bizze, …