Italia e Cina: le nazioni con il maggior numero di siti Patrimonio dell’umanità Unesco

Ho appena scoperto in Cina in Italia che:
Italia e Cina sono i Paesi al mondo con il maggior numero di siti dichiarati Patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Il Belpaese svetta con 54 siti inseriti nell’elenco, ma il Paese di Mezzo segue a distanza ravvicinata con 53. Una situazione che nel giro di poco tempo potrebbe essere ribaltata. Considerando, infatti, l’ultimo quinquennio, la Cina è riuscita a far inserire nella lista otto nuove località, mentre l’Italia si è fermata a cinque.

Se un software dovesse scegliere chi non salvare (sacrificare)?

Immaginiamo una macchina autoguidata che debba scegliere, perché non vi sono alternative, chi sacrificare.
Ad esempio rischiare un frontale mettendo a repentaglio i passeggeri di entrambi i mezzi, investire i pedoni in mezzo alla strada o schivare e investire le biciclette con relativi ciclisti a destra?
E’ solo un esempio ma sicuramente succederà e con criteri da noi impostati il software (prima che diventi intelligenza artificiale reale) sceglierà.

Numero minore di possibili vittime?
In caso di numero uguale, età e/o valore del totale delle singole vittime?
Ad es. tra un nonno ed un bambino? E nel caso di nonno e bambino e di una giovane coppia?

Dovremmo girare con RFID che indicano il nostro valore in modo tale di agevolare il software in queste decisioni?

Mobile: 26% del tempo in gaming

Di seguito una sintesi tratta dal report Ericsson sul mondo del gaming
Il boom del gaming da dispositivi mobile guida la crescita del settore dei videogiochi, al punto che il 26% delle ore spese da mobile è destinato al gaming. Anche le abitudini di gioco sono in evoluzione: non si gioca più solamente su PC o console, ma anche su smartphone e tablet, particolarmente apprezzati soprattutto per giocare mentre ci si sposta. Secondo il report entro il 2023 il 54% degli intervistati giocherà dal proprio smartphone (percentuale che scende al 37% per quanto riguarda i tablet, al 39% per le console e al 46% per i PC).
Per quanto riguarda i momenti e i luoghi in cui gli utenti preferiscono giocare, casa propria durante le ore serali (43%) o notturne (47%) rimane ancora il posto preferito, a cui si affiancano però altre occasioni di gioco, come il tempo trascorso sui mezzi di trasporto per i pendolari (21%), la scuola o l’ufficio (16%), in ristoranti o bar (14%) o a casa di amici (13%).
Chi pensa che i videogiochi siano ancora solo per ragazzi molto giovani dovrà ricredersi: i teenager, infatti, percepiscono il gaming come un’attività per passare il tempo; chi invece ritiene che il gaming sia un’attività molto importante nella vita quotidiana sono gli utenti nella fascia di età che va dai 25 ai 34 anni.
La Realtà Virtuale è la “next big thing” nel mondo del gaming, grazie alla possibilità di vivere un’esperienza di gioco immersiva a 360 gradi. La mancanza di visori di alta qualità a prezzi accessibili unita alla mancanza di validi titoli di videogiochi VR sta però limitando la diffusione della VR in questo ambito. Anche la Realtà Aumentata potrà beneficiare della disponibilità di giochi più immersivi e di visori più economici con una maggiore durata delle batterie. Soprattutto, per il 32% degli intervistati la reale spinta per l’uso dell’AR arriverà quando non sarà più necessario dover tenere in mano un tablet o uno smartphone per giocare. Infine, gli intervistati apprezzerebbero la possibilità di poter avere a disposizione gli oggetti virtuali creati con un videogioco al termine della sessione di gioco. Il 5G, garantendo latenze prossime allo zero, altissima affidabilità della connessione anche in movimento e maggiori capacità e velocità, promette di dare un forte impulso all’utilizzo di VR e AR nell’industria del gaming.

Uno sguardo alla Vigilanza privata visto dalla parte delle forze dell’ordine

La Vigilanza privata e tutto il suo comparto di appartenenza è un settore in continua crescita e sviluppo, propriamente per i servizi di sicurezza che sono sempre più necessari e di utilità, sia nel pubblico che nel privato.

In questo contesto, le forze dell’ordine, polizia e carabinieri, come potrebbero valutare l’impiego di Guardie giurate e addetti alla Sicurezza durante lo svolgimento dei servizi di Vigilanza?

Probabilmente gli agenti di polizia potrebbero considerare il settore della sicurezza e Vigilanza privata, utile in alcuni degli aspetti del lavoro che necessita svolgere e necessario in alcuni casi specifici . Detto questo, la mancanza di “appetito” nel settore della sicurezza privata assumerebbe un ruolo maggiore , qualora ci fosse, nel sostenere o lavorare in collaborazione con le forze dell’ordine, soprattutto dove ciò equivarrebbe a compiti di “polizia” che potrebbero essere svolti dagli addetti degli Istituti di Vigilanza, direttamente nello spazio pubblico.

Mansioni classiche degli addetti alla sicurezza del settore Vigilanza privata

  • Di solito la Vigilanza privata svolge un ruolo secondario nella protezione del pubblico
  • Gli addetti alla sicurezza dovrebbero agire come se fossero gli occhi e le orecchie della polizia
  • Favoriscono la sicurezza privata sostenendo eventi privati, avendo il ruolo di controllo degli accessi, dei biglietti all’ingresso, piuttosto che svolgere vere e proprie attività di polizia
  • I reparti di sicurezza impiegati presso le aziende sono considerati importanti per aiutare la polizia nel loro lavoro, probabilmente molto meno per i responsabili della sicurezza
  • In ambito prettamente informatico, solitamente sono i principali responsabili della protezione da frodi e cybercriminalità, mentre esulano dai compiti di indagine sui crimini digitali

Possibilità di sviluppo delle attività della Vigilanza privata

  • Maggiore collaborazione tra le forze dell’ordine ed i servizi di vigilanza privata in un lavoro collaborativo senza che vi siano inutili e controproducenti limitazioni
  • Limitare i punti di criticità delle aziende nel fornire informazioni alla vigilanza, essendo maggiormente impegnati a condividere le notizie di rilevanza con gli addetti ai servizi
  • Un maggiore impegno degli addetti alla sicurezza privata nel condividere le informazioni con le imprese
  • Delegare maggiormente e conferire maggiori poteri ai servizi di vigilanza privata in caso vi sia la necessità ed investire maggiori risorse nella forza in opera per consentire una risposta a determinati tipi di criminalità, in modo determinato e positivo

Probabilmente allo stato attuale delle cose, è chiaro che la vigilanza privata è una parte essenziale della protezione pubblica, ma non è strategicamente “imbrigliata” e il suo potenziale è sottostimato e non è nell’interesse di nessuno per continuare.

A questo punto sarebbe veramente necessario condurre uno studio per vedere in quale direzione dovrebbe andare il settore della vigilanza, quali sono gli ostacoli al progresso e suggerire i modi in cui può svilupparsi.

Discriminazione giovanile fenomeno contemporaneo?

Dopo la pubblicazione del sondaggio Save the Children, i media scrivono di discriminazione giovanile e #upprezzami.

Penso sia molto importante parlarne ma sembra si cada dal pero, ci si stupisce come se fosse un fenomeno solo contemporaneo.
Proverò a leggere punto punto e cercare se nei miei ricordi di ragazzo esisteva qualcosa di analogo.
Scriverò cose non semplici da digerire ma reali, miei ricordi di studente.

E’ semplice criticare l’oggi ma mi viene il dubbio che non ci si ricordi di ieri.

L’omosessualità, l’appartenenza alla comunità rom, l’obesità o il fatto di essere di colore sono le principali “etichette” per le quali le persone rischiano di essere discriminate, secondo più dell’80% degli intervistati nel sondaggio. A queste seguono l’essere di religione islamica, l’essere povero o disabile (per il 70%).

L’omosessualità ai miei tempi sembrava non esistere semplicemente perché non era dichiarata. Era pressoché impossibile dichiararsi da ragazzi e non semplice da adulti.
Era normale tra ragazzi “maschi” darsi del “finocchio” e del “culattone“, come avevano fatto i padri e i nonni.
Immaginate cosa possa aver passato chi era/si sentiva “diverso“.

I rom, sterminati come gli ebrei durante la seconda guerra mondiale, ai miei tempi non esistevano nelle scuole.
Non mi ricordo di campi rom.
Non penso che non esistessero, probabilmente erano così emarginati che non ne avevo mai conosciuto uno. Mi ricordo i giostrai ma erano lì confinati e non avevo mai avuto nessuna possibilità di interazione.

Gli obesi erano molti meno, si mangiava meno, si mangiava meglio, si giocava e correva di più, ma quei pochi erano messi alla gogna. Altro che discriminati, vi ricordate palla di lardo inFull metal jacket?

Ai miei tempi non esistevano persone di colore, e quelle poche erano negre o nella migliore delle ipotesi nere. Se invece la pelle era un po’ più chiara l’unico appellativo era marocchino, spesso dato anche a quelli del sud Italia assieme a terrone.

Ai miei tempi la religione islamica in Italia non esisteva, il numero di immigrati di tale religione era così sparuto che era difficile a scuola conoscere ragazzi di religioni diverse. Era difficile anche conoscere veri atei anche se la religione era in ogni caso già poco praticata. E chi la praticava già allora era discriminato, era un baciapile, un bigotto, un bacchettone. Era da poco passato il ’68.
Oggi nelle classi molti sono atei, molti sono ortodossi, molti sono mussulmani, alcuni cristiani.
In tutte le religioni, chiedendo pochi risultano veri praticanti e sembrano quasi vergognarsi.

In classe mia i poveri non esistevano. Certo ero al liceo scientifico, certo alcuni erano figli di operai ma eravamo ancora in un momento di boom ed i veri poveri era difficile anche incontrarli per strada. Mi ricordo quando mi raccontavano di viaggi all’estero e dello stupore nell’aver incontrato persone che chiedevano l’elemosina.

C’era discriminazione se non si indossava l’abbigliamento di determinate marche, che per fortuna, posso dire oggi, non ho mai avuto. Immagino se si fosse stati poveri.

Anche i disabili sembravano non esistere. Io in classe non mi ricordo di averne mai avuti. Penso venissero già “emarginati” in famiglia, nel senso di fatti vivere senza affrontare le difficoltà esterne, in scuole “speciali” o “tenuti a casa”.
Venivano presi in giro gli zoppi, i gobbi, non oso immaginare cosa sarebbe successo con i disabili.

E’ semplice criticare l’oggi ma mi viene il dubbio che non ci si ricordi di ieri.

L’Italia che vorrei è quasi scomparsa

Avevo portato la famiglia a sciare in Appennino (Cimone) ed avevo una splendida giornata di sole davanti a me. Decisi di andare in esplorazione in Toscana. Passato l’Abetone sono andato ad esplorare piccoli centri dell’Appennino Pistoiese.

Dopo una visita a Cutigliano sono capitato casualmente a Piteglio. Un piccolissimo centro, in una bella posizione su un cocuzzolo, con un bel passato e un bel panorama.

Era ora di pranzo ed ho trovato un unico locale. Sono entrato fiducioso ma alla domanda se c’era la possibilità di mangiare qualcosa la risposta è stata “la cuoca viene solo il sabato e la domenica”. Ma non è stata una risposta secca, una porticina aperta era rimasta “devo mangiare anch’io“.

Ci siamo ritrovati a tavola assieme davanti ad una semplice e gustosa pasta al pomodoro. Devo ammettere che durante la preparazione della pasta è entrato un amico del paese portando una specie di piadina di farina di castagne tiepida ripiena ricotta di pecora. Deliziosa!

E’ stata un’ora dove sembravamo amici da sempre, dove è emerso quello che prima era normale nel popolo italiano e non solo: “aprire le porte“, “ospitare i pellegrini“, “condividere“, “fidarsi“, …
Tutte parole e, soprattutto, realtà quasi scomparse.

E’ stato bello poterle riscoprire nell’Appennino Pistoiese, un luogo forse rude, ma ancora nostrano.

Il luogo in questione è la Casa della Musica di Piteglio. Se vi capita di passare spero possiate avere la mia fortuna.

Auto usate: Nell’attuale mercato si incominciano a trovare anche le elettriche – BMW i3 è veloce come una 120d ma attenzione alla carica

Nel panorama automobilistico odierno, considerati i numerosi modelli di vetture ibride ed elettriche che sono stati prodotti e commercializzati negli anni precedenti, oggi si può avere un buon “ventaglio” di “quattro ruote” numeroso, se si vuole guidare un mezzo più ecologico ed a risparmio di carburante.

Proprio per questo motivo, ai giorni nostri, presso le Concessionarie Multimarca, specializzate nella vendita di auto usate, si possono trovare alcune occasioni che faranno risparmiare anche sul prezzo di acquisto, oltre che sul caro carburante…allora vediamo nel dettaglio le motivazioni che ci possono indurre all’acquisto di un modello che sia elettrico e che si distanzi poco dalle classiche auto a benzina e diesel, in termini di prestazioni.

Un automobilista “vero”, inteso nel senso più tradizionale del termine, appassionato alle “quattro ruote” che dispongono dei classici pistoni che “fanno rumore”, potrebbe avere delle remore a sedersi su una vettura elettrica con molti timori, magari anche in modo distaccato, perché i suoni che giungono dal motore sono pressoché inesistenti. Le aspettative potrebbero essere paragonate a quelle di provare del piacere con la cucina fatta tramite un forno a microonde, oppure con un tostapane, quindi decisamente limitate se paragonate ad esempio ad un sontuoso barbeque, ma con la BMW i3, tutto diverso, tradotto in pratica, bastano due curve ed un paio di semafori per rivalutare l’argomento e farsi una nuova idea sulle auto elettriche.

Una volta a bordo, sarà inutile ambire ad avere la pelle d’oca, come ad esempio su una dieci cilindri a V di una BMW M5, tuttavia questa automobile elettrica, riuscirà davvero a coinvolgere il conduttore che la guida, propriamente sotto tutti gli aspetti peculiari che il mezzo esprime. Per prima cosa si potrà notare da subito lo sterzo che risulterà pronto, sensibile e diretto, avrà un vero e proprio feeling con il guidatore, simile a quello di una Mini, inoltre, al tempo stesso vanta un’eccezionale diametro di volta per parcheggiare in una sola e semplice manovra. Ma l’aspetto che sorprende di più della i3 è sicuramente lo scatto, che in effetti per un’auto ad alimentazione tradizionale parrebbe tutt’altro che sbalorditivo se pensiamo alla potenza di 170 cavalli, invece evidenziando che si tratta di un’auto elettrica, allora i 7,26 secondi per passare da 0 a 100 km/h, sono un ottimo risultato.

Se lo scatto da ferma è inatteso per un’autovettura del genere, allora la progressione in movimento impressiona maggiormente, perché ad esempio, marciando su strada alla velocità di 60 chilometri all’ora, si schiaccia a fondo il pedale dell’acceleratore, la i3, attacca letteralmente al sedile il suo conduttore e sono sufficienti poche centinaia di metri per ritrovarsi alla massima velocità di150 km/h che sono, tra l’altro, limitati. Quando poi si “rilascia il gas”, è facile notare una peculiarità ulteriore, ovvero dover quasi resettare le proprie esperienze di guida e ripartire con un nuovo stile, infatti il motore elettrico, in rilascio, ricarica le batterie, proprio come tutte le ibride, ma il fatto veramente sorprendente è che questa può ricaricare con una potenza che arriva addirittura a 50 kW.

Dunque, negli stop and go del traffico, è sufficiente, quasi sempre, rilasciare il pedale del gas e basta, senza nemmeno toccare il freno, di fatti, si accendono gli stop senza che il pedale venga toccato: BMW definisce questa guida “one pedal feeling” che significa, in solido, che viene utilizzato solamente il pedale dell’acceleratore. Ma in caso di emergenza il freno funziona alla grande, infatti è stato registrato uno spazio di arresto pari a 36,5 metri viaggiando alla velocità di 100 km/h, un dato grandioso se rapportato alla sezione ridotta dei pneumatici dei quali dispone l’auto.