è impossibile scappare dai luoghi in cui si nasce

se da grandi s’impara che nella vita è impossibile scappare dai luoghi in cui si nasce, dato che uno finisce sempre col ritrovarseli addosso come quei mantelli che i nostri contadini portano d’inverno, da giovani, per evadere, sembra che basti chiudere una porta.

Gian Antonio (Toni) Cibotto

Dall’introduzione Dieci anni dopo dedicata a Livio Rizzi, il poeta dei fiori, nell’edizione del 1980 di Cronache dell’alluvione – Polesine 1951, Marsilio Editori

La nebbia polesana per Toni Cibotto interrogato da Eugenio Montale

nebbia e fico

Intanto, sulla strada del ritorno ogni tanto venivamo avvolti dalla nebbia.
Montale mi chiese cosa rappresentasse per me la nebbia.
La nebbia è il “tabarro” che indossavano i nostri contadini in inverno.
La nebbia ti copre e ti protegge, annulla tutto.
Questa casa dove ora ci troviamo, è accanto a una strada trafficata, invasa dai rumori.
Quando cala la nebbia, il “baccano” delle macchine non si sente più.
E così si può sognare e pensare, custoditi in una sorta di eremo appartato, dove la fantasia ritrova la dimensione perduta.

L’anguilla è Polesana! almeno quella di Eugenio Montale

L’anguilla è Polesana almeno quella nella poesia di Eugenio Montale come racconta Toni Cibotto:

Montale, incuriosito dai miei racconti riportati nel libro (Cronache dell’alluvione), mi fece sapere che avrebbe voluto visitare i luoghi dove si erano sviluppati, il delta dove avevo già “portato” Pavese, Vittorini, Levi e molti altri ancora.
[…]
“[…] l’iride breve, gemella / di quella che incastonano i tuoi cigli / e fai brillare intatta in mezzo ai figli / dell’uomo, immersi nel tuo fango, puoi tu / non crederla sorella?”.
E’ L’anguilla, la poesia più bella di Montale.
Se il Poeta non avesse letto le mie Cronache dell’alluvione che lo indussero a visitare il delta del Po, probabilmente questa grande poesia, liberata un pomeriggio sul faro di Pila, sarebbe rimasta nascosta dentro di lui, per sempre.