Le barre di foce del delta del Po

si dicono barre gli accumuli di sabbia che si formano sul fondo del mare presso la costa per incontro di correnti opposte (Treccani)

Sulle coste italiane le barre in genere sono dette scanni o cavalli.
Le barre nel delta del Po di Rovigo diventano scani, da buoni veneti si sono persi una doppia.
Sicuramente il più famoso scano boa raccontato da Cibotto e poi ripreso da Renato Dall’Ara.

La nebbia polesana per Toni Cibotto interrogato da Eugenio Montale

nebbia e fico

Intanto, sulla strada del ritorno ogni tanto venivamo avvolti dalla nebbia.
Montale mi chiese cosa rappresentasse per me la nebbia.
La nebbia è il “tabarro” che indossavano i nostri contadini in inverno.
La nebbia ti copre e ti protegge, annulla tutto.
Questa casa dove ora ci troviamo, è accanto a una strada trafficata, invasa dai rumori.
Quando cala la nebbia, il “baccano” delle macchine non si sente più.
E così si può sognare e pensare, custoditi in una sorta di eremo appartato, dove la fantasia ritrova la dimensione perduta.

L’anguilla è Polesana! almeno quella di Eugenio Montale

L’anguilla è Polesana almeno quella nella poesia di Eugenio Montale come racconta

Toni Cibotto:

Montale, incuriosito dai miei racconti riportati nel libro (Cronache dell’alluvione), mi fece sapere che avrebbe voluto visitare i luoghi dove si erano sviluppati, il delta dove avevo già “portato” Pavese, Vittorini, Levi e molti altri ancora.
[…]
“[…] l’iride breve, gemella / di quella che incastonano i tuoi cigli / e fai brillare intatta in mezzo ai figli / dell’uomo, immersi nel tuo fango, puoi tu / non crederla sorella?”.
E’ L’anguilla, la poesia più bella di Montale.
Se il Poeta non avesse letto le mie Cronache dell’alluvione che lo indussero a visitare il delta del Po, probabilmente questa grande poesia, liberata un pomeriggio sul faro di Pila, sarebbe rimasta nascosta dentro di lui, per sempre.