Mi scopro a parlare come mio padre e mio nonno e vengo irriso ma

Ultimamente sto iniziando a parlare come mio padre, mio nonno, di un tempo passato, non idilliaco ma integro, e vengo irriso.

Di quando con gli amici piemontesi era normale andare a mangiare i trattoria  ad Alba una cena di tartufi bianchi, di quando nell’astigiano a fine pasto ti offrivano un barolo chinato, di sagre con la finanziera, di quando nelle risaie del mantovano oltre al riso alla pilota si mangiavano rane e pesciolini, di quando da mio zio in tavola c’era il fiascone da due litri di raboso ed ora c’è solo prosecco, …

Quello che sta sparendo è un patrimonio di tradizioni, anche agroalimentari, sostituite da globalizzazione.
Ho sempre affermato che i turisti in Italia cercavano pizza e mandolino, l’Italia della dolce vita, ma non quella ricostruita, quella integra.

E’ sparita l’integrità.

«In Italia abbiamo borghi incantevoli che hanno subito progetti urbanistici mostruosi – dice Daniele Kihlgren –. Molto spesso da noi il fascino di un luogo è inversamente proporzionale all’urbanizzazione che ha vissuto nel secolo scorso. Il vero valore aggiunto dei nostri alberghi diffusi è la reciproca integrità tra il territorio e il suo patrimonio storico culturale. Non possiamo lasciare che il turismo rovini i luoghi che raggiunge».

Spero che si riesca a far passare il concetto che ogni area del mondo è importante per la sua diversità/unicità e nello stesso tempo che non diventino caratteristiche esclusive, ad appannaggio di una minoranza sempre più ristretta.

Ad es i cibi slowfood, che spesso erano cibi popolari di ristrette aree stanno diventando cibi per una ristretta elite.