Odio le periferie ma …


Da sempre odio le periferie. Solitamente più le città sono grosse e più vi sono periferie brutte e degradate ma soprattutto sono sempre quartieri dormitorio e spesso senza senso di comunità. Di solito non esiste un centro di riferimento.
Per questo, in passato, quando abitavo in grosse città, ho sempre scelto di vivere in piccoli paesi o piccole cittadine.


Però basta veramente poco per cambiare le cose. Ieri, abbiamo dormito una notte a Greco e siamo passati per Bicocca.

 


Bicocca è una strana periferia, molto verde, con palazzoni ma diradata. Molto ben collegata alla città grazie anche alla nuova M5. Inoltre sta diventando un centro culturale grazie all’Università, il Teatro degli Arcimboldi, il centro commerciale (con un cinema multisala), e soprattutto l’Hangar Bicocca. Ci siamo stai ieri sera con famiglia, non poche persone, belle tutte e tre le mostre dove l’arte non è solo vista ma si interagisce.
Meravigliosi gli Ambienti di Lucio Fontana, interessante l’approccio di Take Me (I’m Yours), impressionante la permanente de I sette palazzi celesti di Anselm Kiefer.

 


Greco è invece una piccola e bella piazza con una chiesa interclusa da linee ferroviarie. Ho notato subito la stranezza ed incuriosito sono andato a vederla. A fianco, di fronte ad uno strano edificio, che poteva sembrare un’ulteriore chiesa, una strana e imponente opera quasi a forma di arco trionfale che poteva sembrare di Mimmo Paladino. Ho fatto qualche fotografia ed oggi con calma ho cercato. Greco era un comune, citato anche nei Promessi Sposi. Vicino alla chiesa il Refettorio ambrosiano che Repubblica

cosi descrive:
Tutto pronto per l’apertura in piazza Greco a Milano, del nuovo ‘Refettorio ambrosiano’. Un luogo d’eccellenza che servirà a sfamare ogni giorno 90 persone in difficoltà e che apre durante Expo per richiamare quello che la Caritas e la Diocesi considerano il tema centrale dell’Esposizione: garantire il cibo a tutti. Al Refettorio tutto è eccellenza: a coordinare il lavoro degli chef c’è Massimo Bottura che chiama a Milano alcuni tra i migliori cuochi del mondo. Poi c’è l’ambiente arredato con i tavoli d’autore, le sedie di Kartell, le lampade di Artemide, i tavoli di Mario Bellini, Pierluigi Cerri, Fabio Novembre, Italo Rota, Michele De Lucchi, Aldo Cibic e numerosi altri. E le opere d’arte firmate dai grandi nomi contemporanei: il portale è dell’artista Mimmo Paladino; il banco per la distribuzione del pane è del designer Terry Dwan; le nicchie interne e la boiserie sono di Matteo Thun, mentre Gaetano Pesce ha creato una scultura sul tema dell’acqua. A impreziosire gli spazi infine ci sono le opere di Carlo Benvenuto, Enzo Cucchi e Maurizio Nannucci (Zita Dazzi)

 


Basta veramente poco per cambiare le periferie!

 


 

 

Postwar: poche sale, tanti capolavori

Ieri sono stato alla presentazione per la stampa di POSTWAR (Lucio Fontana, Piero Dorazio, Enrico Castellani, Paolo Scheggi e Rodolfo Aricò) al Peggy Guggenheim (Venezia).
Esposizione molto raccolta (poche salette 5 o 6) ma straboccante di capolavori ottimamente valorizzati.
Solo questa mostra meriterebbe il costo del biglietto del Peggy (per non parlare della collezione storica e delle sculture in giardino. Peccato che la terrazza non sia normalmente accessibile. Una mezz’ora in terrazza con vista sul Canal Grande e vista sul giardino con le sculture sarebbe impagabile).
Le meravigliose luci mi hanno permesso di scattare bellissime fotografie. Solitamente la mia macchinetta al chiuso (visto che non la so configurare) è penosa.
Capolavoro di Lucio Fontana
Lucio Fontana - Concetto spaziale - I quanta, 1960
Capolavoro di Piero Dorazio
Piero Dorazio - Durante l'incertezza, 1965
Capolavoro di Enrico Castellani
Enrico Castellani - superficie bianca, 1967 - dettaglio
Capolavoro di Paolo Scheggi
Paolo Scheggi - Intersuperficie curva dall'arancio, 1969
Capolavoro di Rodolfo Aricò
Rodolfo Aricò - Struttura-Structure, 1967